Sci


Le parole di Claudio Ravetto, direttore agonistico della nazionale di sci, erano chiare.
L’esperienza olimpica ci aveva lasciato un grande Razzoli e molta amarezza per le medaglie perse. Come l’inizio di questo anno, del resto, che ci ha visto mancare podi per pochi centesimi in più di un’occasione.


Eppure partiamo male, la gara di Super G femminile non va come speravamo, il risultato d’insieme è buono, ma non c’è l’acuto di Merighetti o Fanchini. A ben figurare è Elena Curtoni, sesta a 83 centesimi di secondo dalla vincitrice Goergl, che ha fatto tutto in maniera perfetta. L’Italiana, fresca campionessa mondiale junior della specialità, sorprende per le doti mostrate, per le curve da funambolo che ha fatto e per la grinta e la freddezza con cui ha interpretato la pista. Bello stile e gran futuro, almeno secondo me.
Delude la Vonn che, infastidita da cadute in allenamento e da botte alla testa arriva solo settima, impaurita dal ghiaccio e mai in grado di sciare come sa. La sua amica Riesch se la cava con un terzo posto ottimo in una gara in cui aveva solo da perdere. Seconda una Mancuso che nei grandi appuntamenti difficilmente delude.

Ma al mondiale dovevamo fare di più. Nell’anno del dominio di Kostelic il Super G appariva comel grande occasione. Nessun vero favorito, molti outsider e gara difficile. Poi arriva il ghiaccio, quello verde come direbbe De Chiesa, quello che rende la pista tedesca una lastra da domare e da interpretare, soprattutto in due passaggi.

Nei punti chiave molti sbagliano. Miller sembra fare tutto bene, ma abbatte una porta, ci perde un bastoncino, e continua come se niente fosse, dando spettacolo fino all’errore decisivo che gli toglie le speranze mondiali. Poi arriva Reichelt, perfetto da inizio alla fine. Nella gara di Hinterstoder aveva fatto vedere di essere tornato quello di qualche anno fa, a Garmish lo ha confermato.

Sembra dura da battere, Innerhofer ci prova lo stesso. In fondo, “questa gara è ogni due anni, prova il tutto per tutto e poi vedi”.

E così fa, interpreta alla perfezione una pista bellissima, tecnica e ben tracciata che, per una volta in un Mondiale o un’Olimpiade, non fa rimpiangere Kitzbuhel.
Arriva al traguardo con sei decimi di vantaggio su Reichelt e subito capisce di aver fatto la gara della vita. Nessuno lo supererà, né Cuche né uno Svindal molto opaco, né un Kostelic mostruosoche, ancora una volta, sorprende e si porta a casa un bronzo nel Super G mondiale.
Non siamo pirla…

Ieri la supercombinata femminile, vinta dall’austriaca Anna Fenninger davanti ad una rediviva Maze e ad una Paerson che si prende un’altra medaglia mondiale. Deludono Merighetti e Schnarf.

La coppa del mondo di sci è finita.
Il week-end di Kvitfijell ci ha fatto vedere un grande Didier Cuche in discesa e un bel Guay, tornato ai livelli che più gli competono, quelli di uno che di classe stile ne ha da vendere. Bello anche rivedere lo Svindal olimpico, anche se troppo tardi per i giochi inmportanti.
Nel femminile la Norvegia ha illuso Maria Riesch di potercela fare per la generale.

Pochi giorni e si volava in Germania, per il bran fiale di Garmisch.
E devo dire che su una pista nuova, lo spettacolo non è mancato. Bellissima discesa, Super G e un gran Gigante, un po’ più bruttino lo speciale, ma per i mondiali del prossimo anno ci sarà da divertirsi.
Qui le cose sono andate diversamente. In campo femminile è stata Maria Riesch ad aprire le danze in discesa, davanti alla rivale di tutta la stagione, che due giorni dopo in Super G si è presa la rivincita andando a conquistare la coppa del mondo generale, assieme a quelle di discesa, Super G e combinata. Per la statunitense terza generale di fila, per la tedesca la coppa di speciale. Quella di gigante a Kathrin Hoelzl.

In campo maschile si è visto uno Janka stratosferico, capace di vincere discesa e gigante. E se per la prima ci poteva stare dovendosi buttare al massimo, per il secondo il discorso è molto diverso. Dopo la prima manche era primo, con un Raich non vicinissimo alle prime posizioni. Nella seconda l’Austriaco scia bene, ma non recupera molto. Tutti si aspettano che lo Svizzero porti a casa punti preziosi senza rischiare troppo, costringendo comunque Raich alla vittoria nello speciale del giorno dopo. E invece niente, anche non sciando al massimo vince Carlo Janka, un fenomeno assurdo.

Poche volte si è visto un campione imporsi in così poco tempo e con questa facilità e tecnica nella sciata. Se alla coppa aggiungiamo un oro olimpico e uno mondiale nel gigante la situazione è chiara. fa paura.
Veramente uno sciatore fenomenale, difficilmente battibile anche nei prossimi anni. Certo Svindal lotterà ancora per 4-5 anni almeno, Raich per altri due, ma poi sembra difficile trovare qualcuno che possa batterlo.

Coppa di discesa a Cuche, di Super G a Guay con due vittorie nelle ultime due prove della stagione. Coppa di gigante a Ligety, con un Blardone che esce nella prima manche e un Simoncelli di nuovo sul podio. Coppa di speciale a Herbst.

Alla fine una grande stagione, sciata a ritmi e livelli veramente alti, peccato per i troppi infortuni e per le poche volte in cui la nostra tv si è decisa a trasmettere in chiaro le gare…Occasioni sprecate…


I bilanci delle Olimpiadi sono difficili da fare.
Pensi ai nostri pochi allori o all’atmosfera che si respirava dalla tv? Agli errori di prorammazione o al maltempo?
A chi purtroppo non c’è più o agli infortuni?
E allora cadiamo nel banale, facciamo un calderone con un po’ di tutto.

Le Olimpiadi sono partite male, subito la morte del Georgiano Nodar Kumaritashvili nello slittino. I giorni seguenti si vedrà una gara accorciata di pochi metri, nel tentativo di limitare la velocità da 150 km/h. Non ci riusciranno, i pichi di velocità saranno sui 144 km/h. OPoca la differenza se non fosse per una paratia che copre i piloni fatali a Nodar. Ci voleva tanto a metterli prima.

Ma lo spettaolo deve andare avanti, e così fa. A costo di tutto. Questa non è assolutamente una critica, cred veramente che dovesse andare avanti. Non doveva cominciare così ma doveva proseguire.
E prosegue con pioggia, caldo e altri errori. A partire da altre coperture mancate, come nella curva sulla quale si schianta Petra Majdic fratturandosi 4 costole e provocandosi il distacco della pleura. Poi prenderà il bronzo ma a questo arriverò dopo.
Errori che si vedono anche nelle gare di sci, voli su cunette a pochi metri dal traguardo e pecche nelle gare di gigante, sia maschili che femminili. Sia per traciato che per tempi di partenza, per non parlare di Vonn e Mancuso.

Ma forse le più grandi incertezze olimpiche – tralasciando la prima che è imperdonabile – si vedono nelle riprese internazionali. Imbarazzanti e che riportano ad anni fa. Almeno 12 perché Salt Lake City e Torino sono state praticamente perfette da quel punto di vista. Qui si sono viste immagini lontane dalle gare quando non nella competizione c’erano azioni imporanti e scelte di inquadrature discutibili. Chiedere a Franco Bragagna sull’argomento.

Altro da dire per quel che riguarda la squadra, e le squadre italiane.
Sembra tutto un falimento, e lo è sotto moltissimi punti di vista, soprattutto organizzativi secondo me.
Va detto che non abbiamo molte squadre competitive. Le nostre speranze a livello di squadra e, quindi, movimento sportivo, erano da attribuire soprattutto a sci di fond e sci alpino, dove la tradizione ancora ci supporta.
Per quanto riguarda gli altri sport viviamo di personaggi, fenomeni estemporanei che tutte le volte speriamo possano tirare un movimento che in realtà non nasce mai. Basta guardare al pattinaggio velocità, a quello di figura o allo slittino.
Finiti i vari Zoeggeler, Fabris, e Kostner, se mai è cominciata, chi rimane alle loro spalle?

E quindi vale la pena ripensare a dove si sono spesi tutti i soldi del Coni, se ea giusto puntare solo 30 mila euro annui sulla combinata nordica o non so quanti su altre discipline.

A parte questo punte ne avevamo, abbastanza da ripetere i risultati di Torino, quantomeno nel numero di medaglie. E invece abbiamo fallito tutto il fallibile. Fabris è entrato in forma a dicembre sbagliando le due settimane olimpiche, Piller Cotrer e Di Centa hanno la loro età, e hanno fatto veramente il possibile, non certo favoriti da un tempo atmosferico che non li favoriva.
E alla fine ci sta anche di non prendere una medaglia in staffetta dopo 18 anni, prima o poi doveva succedere ed è successo.

Belle le sorprese di Pittin e di Arianna Fontana, decisamente in lotta con la federazione che forse dovrebbe tutelara un po’ di più.
Alla fine si salva lo sci alpino, non solo per l’unico nostro oro venuto da quel personaggio che è Giuliano Razzoli, Emiliano doc e veramente un bel personaggio, ma anche per prestazioni di squadra buone, perlomeno nella velocità maschile, dove abbiamo perzo medaglie per alcuni centesimi.
Male nei giganti, dove avevamo le migliori squadre al mondo in entrambi i sessi. Ma anche qui il tempo non ci ha favorito, e non sono scuse. Uno sciatore difficilemnte sa sciare in tutti i terreni, basta pensare a Janka e alle sue difficoltà di Kitzbuhel una settimana dopo la vittoria di Wengen. Però va anche detto che il fenomeno vince comunque, basta pensare sempre a Janka, l’anno scorso campione del mondo in Val d’Isère con pista molto ripida, porte ravvicinate e ghiaccio vivo e quest’anno campione olimpico su terreno opposto.

Comunque i processi sono stati fatti, e lo sport italiano è messo male, veramente male. E qui siamo messi bene. Se pensiamo alle difficoltà che abbiamo in atletica possiamo ridere d’inverno.
Ma forse è solo ciò che ci meritiamo, vogliamo solo il calcio e solo quello abbiamo. Il problema è che poi ci lamentiamo se in altre occasioni non vinciamo niente, ma ce ne ricordiamo solo ogni 4 anni. Dispiace per tutte le persone che adorano i cosiddetti “altri sport” e che come me, seguono solo quelli, come se fossero pochi…

Chiudo con tre momenti che rimarranno indelebili. Le tre medaglie della manifestazione, facciamo quattro. Le metto in ordine, dalla “peggiore” alla migliore, secondo me ovviamente.

– Oro per Justina Kowalczyc, la grande fondista Polacca che alla fine porta a casa l’oro olimpico. Dopo 30 km di gara batte in volata Marit Bjoergen, che a Vancouver ha conquistato 3 ori, un argento e un bronzo. Bella la cattiveria delle due atlete, che lottano fino all’arrivo per un oro olimpico. E bellissimi i complimenti della Bjoergen fatti alla rivale che era a terra stanchissima dopo la vittoria. Beli perchè la stessa norvegese era stata accusata di doping, appena 24 ore prima, da chi l’aveva appena preceduta sul traguardo. Viene ancora da pensare ad altri sport, ma sembrerei ripetitivo e sorvolo…

– Oro nella finale più attesa dai Canadesi. Nella finale di Hockey i padroni di casa battono gli USA per 3-2 con un gol all’overtime. Dopo essere stati in vantaggio per 2-0 subiscono la rimonta americana che si realizza a 25 secondi dalla fine del match. Poi il trionfo nel supplementare con il gol di quello che è considerato l’erede di Gretzky. Un sogno per tutto il Canada.

– Bronzo per la fondista Petra Majdic nella sprint a tecnica classica. Dopo l’infortunio di cui ho già detto sopra, la Slovena riesce a conquistare un bronzo che vale più di un oro, per cattiveria aonistica e sofferenza in gara.

– Bronzo per Joannie Rochette. L’atleta di casa vince una medaglia olimpica a due giorni dalla morte della madre nella gara che vede fallire totalmente la nostra Carolina Kostner.
Anche qui vale il discorso di poche righe fa, cattiveria agonistica e capacità di soffrire.

Alla fine comunque bei giochi olimpici, e bella la passione Canadese, che c’è stata veramente, che si è vista veramente, che ha reso tuto più bello, molto più bello.

Appunto finale per la Rai. Ma dare un po’ più di gare? Non dico di fare 5 canali olimpici come Sky, ma dedicare un po’ più di tempo a quello che dovrebbe essere l’evento sportivo dell’anno? Mondiale di calcio a parte s’intende – sono ironico per chi non lo capisse.
Mi vengono in mente due momenti. La 50 km maschile, con Giorgio di Centa perfettamente in lotta per una medaglia e campione olimpico in carica. a 5 km dalla fine, più o meno 12 minuti, collegamento staccato per passare al tg2. Se fosse stata, non dico una partita del mondiale di calcio, ma un preliminare olimpico, sarebbe successo?
Risultato? collegamento che riprende solo dopo la fine della gara, con replay dell’ultimo km. Assurdo ch Bragagna si debba scusare per questo.
Ma non finisce qui, pochi minuti dopo fine delle trasmissioni, per riprenderle alle una di notte italiane per la cerimonia di chiusura. E la finale si Hockey? Niente, tocca guardarla da altri su Sky, che io non ho.
Assurdo, era la gara delle Olimpiadi, l’evento Canadese per eccellenza, e noi niente. Non pubblicizziamo troppo altri sport che secondo me sono stupendi…

I giudizi sono finiti, tutti fuori dai coglioni…

Fra quattro anni Sochi, Russia…

Oggi penultimo giorno di Olimpiade Canadese. Speriamo in uno slalom maschile che presenta due candidati a medaglia, Moellg e Razzoli.
Personalmente credo più nel secondo che nel primo, vuoi per lo stato di forma dimostrato fino ad adesso da Manfred, vuoi per la pista simil Zagabria (anche se non nella neve), dove Razzoli ha sempre fatto bene.

Ieri intanto siamo rimasti là, in quel limbo di incompiuti che contraddistingue la nostra olimpiade. Troppe volte a poco dal podio ma senza piazzare la zampata, lo scatto che ti ci porta, fra le medaglie.
Nicole Gius era a 3 decimi dopo una bella prima manche, ma la seconda è stata altra storia, mai in gara e mai pericolosa, anche se ha tentato di attaccare.
Gran manche invece per Marlies Schild, che si prende una medaglia meritata dopo il grosso infortunio dello scorso anno. Alla fine poteva essere un oro per la prova che ha fatto, sembrava di veder scendere uno dei suoi colleghi maschi, anziché una donna. Ma la neve Canadese non l’ha favorita, portando sul gradino più alto del podio Maria Riesch, più brava a sfruttare il fondo trattato con additivi chimici e a far correre i propri sci anche sembrando più lenta nell’azione.
Terza di giornata quella Sarka Zahrobska che si esalta nei grandi appuntamenti. Dopo tre medaglie mondiali consecutive in slalom – bronzo 2005, oro 2007 e argento 2009 – centra anche la medaglia olimpica, dimostrandosi una che, quando la posta in gioco è alta, ragiona più di altre.

Male invece nel pattinaggio velocità. Nella prova a squadre l’Italia, campionessa Olimpica di quattro anni fa, abdica al primo turno contro i Canadesi. E lo fa non entrando mai in gara, con atleti che sembrano la brutta copia di quelli che avevano raggiunto ben altre posizioni durante la coppa del mondo. Forse è la fine di un’era per il attinaggio Italiano, anche se, alla fine, l’era è stata breve, troppo…

Grna Canada invece per quanto riguarda il medagliere. Con i due ori di ieri si è portata in testa, ben due medaglie di vantaggio su USAia e Norveg e una sulla Germania. I giochi sono quasi finiti e la squadra di casa può chiudere il discorso con il Curling maschile, anche se, in caso gli Stati Uniti vincessero nel bob a quattro, il discorso sarebbe probabilmente rimandato allo scontro dell’ultimo giorno. FInale di Hockey maschile Canada – USA. Sembra un film, ma per i Canadesi sarebbe un sogno…

E anche il gigante femminile se n’è andato.
Niente medaglia per la gara vinta dalla tedesca Rebensburg, 20 anni e nessuna vittoria in coppa del mondo, un po’ come la nostra Brignone.

Il problema è che altri sfruttano occasioni che potevano essere nostre. La Rebensburg è scesa solo due numeri dopo la nostra Moellg, quindi con stesse condizioni meteo. Solo che lei ha vinto e Manuela è arrivata 11esima.
L’occasione c’era, in una seconda manche troppo simile alla prima. Anche ieri nebbia alta che non faceva vedere niente, l’Italiana scende in uno dei momenti migliori, ma non sfrutta l’occasione della vita.
Dopo di loro fanno tutte fatica, tanto che la Maze chiude seconda e la Goergl, prima dopo la manche di mercoledì, chiude in terza posizione.

Gara comunque imbarazzante, ricca di errori di gestione e di organizzazione che la penalizzano a livello quasi dilettantistico piuttosto che olimpico. Il caso maggiore è quello famoso di Vonn e Mancuso, che senza motivo stanno cercando di caricare di astio fra le due. Anche se, ad onor del vero, pare che la Mancuso abbia offeso la compagna di squadra sulla pista. Lindsey in realtà si è rotta un dito, che doveva fare, non cadere? Grazie al…

Altra gara altro legno? Certo! nella staffetta femminile 4x5km di fondo la squadra italiana fa anche più del dovuto, portando Sabina Valbusa a giocarsela per le medaglie. Al momento dell’ultimo cambio eravamo secondi in fuga assiema alla Norvegia, solo che loro come ultima frazionista avevano Marit Bjoergen, noi Sabina, incapace di reggere il ritmo della Norvegese che con questo è al terzo oro olimpico.

Alla fine ci riprendono anche Germania e Finlandia, che ci staccano e completano il podio.
Altra delusione ma a dire la verità prima della gara il quarto posto era insperato. Però lì eravamo e non siamo riusciti a prendere niente.

Ore dopo toccava a Carolina Kostner e, anche se la medaglia era lontana e praticamente irraggiungibile, la figura poteva essere molto meglio.
La nostra pattinatrice sbaglia praticamente tutto, cade ancora e chiude al 16esimo posto, con un punteggio ridicolo per chi diceva di poter arrivare a medaglia.
Ora, lo ammetto, CArolina non mi sta molto simpatica. Spero comunque che possa riprendersi e migliorare il proprio valore, come lei stessa ha dichiarato nel dopogara. Terribilmente afflitta ma sempre in grado di dire che ha la stoffa per farcela e che non si arrende. Il carattere per parlare l’ha sempre mostrato, la voglia e l’impegno anche. Negli appuntamenti importanti ha poi sempre fallito, ma anche io sono convinto che il talento ci sia.
Alla fine però sono contento per il terzo posto della Canadese Rochette che, dopo la perdita della madre pochi giorni fa, si strameritava una medaglia, a qualunque costo. Ha dimostrato di essere una campionessa e di avere un gran carattere, portando a termine probabilmente la più bella impresa delle olimpiadi, sul lato umano sicuramente.

Bene Pittin e Runggaldier nella combinata nordica con trampolino lungo, gara che ha visto trionfare gli americani Demong  e Spillane davanti all’austriaco Gruber. Sopratutto Pittin, che ha chiuso la gara settimo, ha dimostrato, dopo il bronzo di una settimana fa, di avere il futuro dalla sua.

Svindal è decisamente incredibile.
In una stagione che non è andata come voleva, mai o quasi mai ai massimi livelli, per colpa di molte influenze e qualche acciacco, si riprende tutto ciò che ha lasciato durante la coppa.

Che sarebbe arrivato in forma all’appuntamento lo pensavano tutti viste le ultime uscite in Europa, ma vincere poi è sempre difficile. Lo dimostra la discesa, dove è partito non benissimo, ha poi fatto un intermedio mostruoso e ha chiuso davanti a Miller per soli due centesimi. Peccato per lui che Didier Defago si sia svegliato bene. L’atleta svizzero, che quando sta bene è difficilmente battibile, lo ha superato di 7 centesimi.
Bello, bellissimo anche il ritorno alla medaglia di Miller, che molti davano per finito e che invece dimostra come il funambolo americano sappia ancora fare la differenza, e soprattutto quanto serva un personaggio come lui al circo bianco.

Ieri Super G maschile. Svindal parte bene, ma è nella seconda frazione della gara che fa il capolavoro, e questa volta non ce n’è per nessuno. Terzo oro olimpico consecutivo per la Norvegia in super G, due del grande Aamodt e questo di Svindal.
Se fosse un ciclista sarebbe uno alla Freire, uno che, nel giorno in cui conta solo il risultato, tira fuori qualcosa di più, qualcosa che gli altri non hanno, quella grinta e cattiveria agonistica che ha tirato fuori sia ai mondiali di tre anni fa, sia nelle finali di coppa del mondo in cui ha vinto la classifica generale, sia sulla Birds of Prey, al ritorno sul salto che gli è costato un infortunio mostruoso.

Peccato, veramente peccato, per Heel e Innerhofer, entrambi a pochi centesimi dal podio olimpico. Grande prova della squadra di velocità azzurra ma purtroppo i centesimi ci tolgono dal podio.
Peccato in fondo anche per Miller, che forse un oro se lo meriterebbe…

Peccato soprattutto per Patrick Jaerbyn, il grande discesista Svedese che ormai scia più per passione che per protagonismo e speranze di vincere. Uno che a 41 anni continua a sciare a questi livelli non si meritava certo di cadere così, nella discesa olimpica, quella che sarebbe stata comunque la sua ultima e quinta olimpiade. Adesso probabilmente sarà la sua ultima gara. L’importante è che alla fine l’emergenza sembra rientrata. La botta c’è stata, la commozione cerebrale anche, ma forse la schiena ha retto meglio di quel che si pensava.

E cambiando sport peccato anche per Marianna Longa e Arianna Follis, purtroppo non al meglio della condizione nell’appuntamento che conta. Ieri sera, nella 7,5 + 7,5 km femminile di sci di fondo, la prima frazione a tecnica classica poi libera, hanno chiuso settima e nona, lontane dal podio che era possibile.
Grande oro per Marit Bjoergen, al secondo di queste olimpiadi senza contare il bronzo nella gara d’esordio.

Chiudo correggendomi sul giudizio di ieri riguardo Petra Majdic. Secondo me non è stata incredibile, ma immensa. Pensavo si fosse rotta due costole, invece se ne è rotta 4 con in aggiunta il distaccamento della pleura. Tutte cose che, in uno sport in cui si spinge moltissimo di braccia, e in una gara in cui si fanno quattro prove eliminatorie più la finale a tutta velocità, non servono molto.
Veramente un mostro. Adesso è ricoverata all’ospedale di Vancouver, le sue olimpiadi sono finite qui. Le rimane un bronzo che vale più di un oro, un bronzo che brucia perché sarebbe stato facilmente oro, ma che, per certi versi, vale molto di più della prima posizione.

L’ultimo atto della coppa del mondo di sci, prima delle olimpiadi di Vancouver, regala emozioni e qualche sorpresa.

Fra i maschi, impegnati con i paletti dello slalom speciale, trionfa ancora Herbst, al terzo successo stagionale.
Ma la sorpresa, relativa se guardiamo alle prestazioni dei giorni precedenti, è il secondo posto di Marcel Hirscher.
L’austriaco non solo è tornato competitivo nello slalom, ma lo ha fatto con una seconda manche che ha dell’incredibile, perfetta per tenacia, grinta e linee seguite.
Il miglior tempo di manche lo ha fatto risalire dal 12esimo al secondo posto, insidiando Herbst fino alla fine.
Terzo di giornata il francese Lizeroux, sesto Raich che prende altri punti preziosi per la coppa generale.
Peccato per Razzoli, primo nella prima manche, che sbaglia totalmente la seconda frazione, partendo male con un grande errore e inforcando poco dopo.

Adesso Hirscher si trova addirittura quarto in classifica e, se questa è la sua vera dimensione, forse i paragoni con Raich non sono poi così sbagliati.
Una diferenza però c’è, lui calcola meno, si butta a tutta, e di conseguenza emoziona molto di più, almeno secondo me.
Sarebbe bello poter rivedere Benjamin senza timore di sbagliare, a pieno servizio e non sempre al 70%, ma se vuole la coppa è così che deve sciare. Spero che a Vancouvere le cose cambino…

Fra le donen vince di nuovo la Vonn, che si riprende con gli interessi i punti persi in discesa.
Purtroppo quel che conta non è chi ha vinto, ma chi è caduta. Nadia Fanchini arretra in una porta verso sinistra, perde il controllo e il ginocchio le va in torsione, poi la botta contro la porta e subito le urla di dolore.
Si capisce fin dai primi istanti che l’infortunio è serio, e a rivedere le immagini provi ancora dolore con lei.

Purtroppo i legamenti crociati e collaterali di entrambe le ginocchia hanno subito molto, per lei niente Vancouver e rientro minimo fra sei mesi.
Peccato davvero, ma non per l’occasione olimpica, più che altro per una ragazza che a 23 anni è già al secondo infortunio serio alle ginocchia, senza parlare degli altri.
Peccato davvero, e ancora una volta si penserà a cosa fare…

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