Ci sono delle volte in cui vincere ti cambia, e molto. Delle volte in cui non conta solo giocare bene o andarci vicino. Delle volte in cui sfiori la svolta ma non ci arrivi.
Sabato scorso è stata una di quelle volte.
L’Italia ha domato l’Irlanda, e l’ha fatto, davvero. La partita che ti aspetti da tre o quattro anni era là sotto gli occhi di tutti.
Abbiamo lottato, con la tattica giusta. Abbiamo retto i verdi di Dublino sotto l’aspetto tattico, sotto quello fisico e mentale. Abbiamo preso le nostre touche e vinto le mischie che dovevamo. Persino recuperato ad un errore che in altre circostanze ci avrebbe distrutto la partita. Parlo della meta concessa ai nostri avversari. Un posizionamento errato della nostra difesa lascia spazio al solito O’Driscoll che ci punisce.
Noi reagiamo, recuperiamo e andiamo in vantaggio a 4 minuti dalla fine. A quel punto dovevamo solo prendere la rimessa in gioco avversaria e reggere. Reggere di forza, di cuore, di testa, in tutti i modi ma reggere. E invece perdiamo subito la palla, diamo troppo spazio a quell’O’Gara che ci punisce in tutti gli incontri e gli lasciamo fare il drop che ci riporta indietro di due punti, nonostante fossimo in superiorità di un uomo.

A quel punto c’è poco da fare, se non cercare un fallo che ci permetta di battere un piazzato vincente. SPrechiamo tutto con un drop improbabile di Orquera, che prima del calcio sapevamo già non poter riuscire. Perché lui non è O’Gara – e non me ne voglia – ed era troppo lontano dai pali. Finisce 13-11 per loro.

Perdiamo, con onore ma perdiamo.
Accarezziamo il sogno ma perdiamo.

Diciamo addio a quell’inizio di Sei Nazioni che dobbiamo fare se vogliamo sperare in una svolta. Adesso ci aspetta l’Inghilterra al Twickenham. Probabilmente ne usciremo con le ossa rotte. Potevamo andare a Londra senza l’affanno di dover dimostrare ancora qualcosa, con due punti in tasca contro una delle avversarie più forti al mondo. Potevamo toglierci il fantasma dell’Irlanda che ritroveremo al mondiale. Potevamo andarci con il morale alle stelle consapevoli di poterci vincere. Adesso ci andiamo impauriti di perdere, consapevoli che se torniamo a mani vuote siamo di nuovo con l’acqua alla gola, con la paura di quel cucchiaio di legno che ogni anno ci troviamo a dover scongiurare, a dover schivare.
Potevamo fare di più e, secondo me, dovevamo.

Non è una critica assoluta, l’Italia mi è piaciuta e so che hanno fatto una partita come forse non abbiamo mai visto, ma gli episodi e nostro favore c’erano. Loro non avevano chiuso il match quando potevano ed avevano preso un giallo in un momento chiave. Ne dovevamo approfittare e basta, in qualunque modo. Non lo abbiamo fatto e basta. L’amaro in bocca è ancora più forte.

Spero che non sia così, spero che i ragazzi di Mallett vadano a giocare contro quelli di Sua Maestà consapevoli di poter vincere, lo hanno abbiamo dimostrato, ora devono farlo.

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Il Sei Nazioni è cominciato.

Tre partite tre e a verità svelata sulla preparazione delle squadre impegnate.
Ma andiamo con ordine:

Le prime a scendere in campo sono state Iranda e Italia al Croke Park.
Partita non molto bella, anzi a dire la verità veramente scarsa nel secondo tempo. Ma a me l’Italia non è dispiaciuta. Nonostante la sconfitta per 29 – 11.
Siam mancati troppo nelle fasi statiche, Touche e mischia. E se nelle prime siamo “giustificati”, solo perché avevamo di fronte la più forte in questo fondamentale assieme al Sud Africa, nella seconda siamo stati decisamente sottotono.
L’Irlanda ci temeva sotto l’aspetto fisico, e invece ci ha retto bene, troppo bene.

Le cose positive però ci sono. A partire dall’espulso, che poteva non starci, chi se ne frega, nel rugby non si discute di arbitri, mai. Ma che comunque poteva darci qualcosa in più.

E poi la difesa, mai vista così in forma, soprattutto nel difendere salendo e costringendo i verdi a indietreggiare. Non si era mai visto la nazionale azzurra farlo. E’ un fondamentale molto difficile e se ci è entrato dentro, se lo abbiamo imparato, è già molto. Le touche si rimediano, la mischia è un nostro punto forte e una debacle ci sta. Quindi non ci resta che guardare bene alle prossime partite.

In fondo l’Irlanda è da grande slam, e aver lottato per molti tratti alla pari con gente del calibro di O’Connell, O’ Driscoll e O’Gara, tutti e tre mostruosi sabato scorso, è buono. Adesso però andiamo per vincere, dovunque dobbiamo giocare.

La seconda partita, quella di sabato pomeriggio, è stato spettacolo puro. Di fronte Inghilterra e Galles che se le sono date di santa ragione, hanno lottao e effettuato un’infinità di cambi di fronte. Alla fine hanno vinto i bianchi della Regina per 30-17, con un Wilkinson perfetto fino all’inverosimile, una gran prima linea, nessun errore nei gialli come l’hanno passato e una gran gestione della gara nei momenti chive. Senza contare una maglia finalmente tutta bianca, senza neanche lo sponsor tecnico in vista. Solo la rosa rossa, bellissima.
Il Galles ha sbagliato troppo, soprattutto a pochi metri dalla meta e con il giallo che gli è costato 2 mete, ma ha tutto per vincere, solo 2 punti in meno.

Francia Scozia invece è filata via come i si aspettava. Con i Bleus che hanno liquidato la nazione del cardo non senza difficoltà. Il rientro di Basteraud, due mete per lui, è stato notevole, e ha permesso ai francesi di vincere su una Scozia comunque a punti solo con il solito Patterson.

Sabato e domenica sarà ancora spettacolo, e l’Italia ci sarà…