La maratona femminile è la gara che apre i mondiali Koreani, quella che apre la giornata del trionfo Keniano. Tre medaglie per la nazione Africana, alle quali si aggiungeranno poche ore dopo le tre medaglie nei 10.000 femminili.

Il primo giorno di Daegu è di quelli che si possono definire storici per l’Africa. 6 medaglie su 6 al Kenia è roba assurda, roba da statistici che spulciano le passate edizioni per vedere se una giornata era mai andata ad appannaggio di una sola nazione.

Nella prova più lunga del mondiale a vincere è Edna Kiplagat (2h28:43) che precede le connazionali Priscah Jeptoo (2h29:00) e Sharon Cherop (2h29:14).
Senza storia già dal settimo km quando le prime tre scremano il gruppo e se ne vanno senza lasciare niente alle avversarie.

I 10.000 femminili sembrano la fotocopia della maratona, Keniane che fanno il ritmo e che dominano una finale senza storia. Alla fine saranno quattro atlete della stessa nazione a dominare la gara, con Vivian Cheruiyot che vince (30’48″98) davanti a Sally Kipyego (30’50″04) e Linet Masai (30’53’59), quarta Priscah Cherono.

Meseret Defar non regge il ritmo di testa fin da subito, lasciando alla connazionale Etiope Meselech Melkamu l’onere di fermare il dominio Keniano. Alla fine chiuderà quinta.

Niente più finali nella prima giornata ma belle gare e alcune sorprese. Prima su tutte l’eliminazione dell’Australiano Campione Mondiale e Olimpico di salto con l’Asta. Steven Hooker era arrivato in Korea in condizioni non perfette, se ne va subito con tre nulli a 5.50 m, lontanissimo dal suo livello e dalle sue possibilità. Finale che sembra adesso scontata con Lavillenie netto favorito.

Bene Vizzoni per in nostri colori. Il capitano della nostra nazionale raggiunge la finale del martello con un lancio non proprio esaltante dopo le misure lanciate quest’anno. Riesce comunque ad entrare nuovamente fra i primi 12 del mondo a 38 anni e all’ottavo mondiale.

Ma gli occhi di tutti erano puntati sui 100 metri maschili e ovviamente su Usain Bolt. Il Giamaicano ha trionfato in una batteria facile dimostrando però una condizione molto buona e capace di portarlo quantomeno a tentare di battere il suo record del mondo.
Bene, benissimo Lemaitre, che sembra avere una fase lanciata bellissima e che non sbaglia più un colpo. Belle anche le prove di Blake e Carter, compagni di squadra di Bolt e possibili medagliati per una tripletta Giamaica che sembra molto probabile.

Discorso diverso invece per quanto riguarda la seconda giornata i gare. Bolt è apparso sottotono, vincendo agevolmente la sua batteria, ma non dimostrando una brillantezza che lo possa far scendere sotto i 9″70, secondo me nemmeno sotto i 9″80. È vero che il Giamaicano si è un po’ tenuto coperto, ma è anche vero che in alcune fasi della gara ha spinto davvero. Il tempo finale di 10″05 no impressiona per come è arrivato. Faticherà più del previsto in una finale senza Gay e Powell che per la prima volta avrebbero potuto batterlo in un evento importante. Bene Lemaitre che svolge il suo compito e raggiunge al finale, anche lui impressionando meno di ieri. Chi invece piace molto è Blake, capace di correre in 9″95 con discreta facilità. Lotterà con Bolt per l’oro, anche se il primatista mondiale sembra avere pochi avversari nonostante la forma non all’altezza di due anni fa.

Bellissima prova per Kim Collins, capace di tornare in una finale mondiale a 35 anni suonati e dopo essere rientrato dal ritiro. L’atleta di Saint Kitts e Nevis, campione mondiale del 2003 è uno che sbaglia poche volte nel momento in cui non deve sbagliare, a anche a Daegu centra una finale che potrebbe anche dargli qualcosa di importante in caso di gara perfetta.

Delusione invece per la marcia maschile. Nella 20 km di stanotte a trionfare è stato il Russo Valeriy Borchin (1h19’56”) davanti al connazionale Kanaykin ed il colombiano Lopez, fuori dal podio l’altro favorito, il cinese Wang.
Protagonista il nostroGiorgio Rubino che se ne va dopo le prime battute insieme al giapponese Suzuki guadagnando un buon margine. L’azzurro però non ascolta il coach Damilano che gli consigliava di stare in gruppo ed evitare troppa visibilità e proposte di squalifica. Marcia davvero male e si ritrova con due proposte di squalifica a metà gara, da li la decisione di rallentare per farsi riprendere dal gruppo, ma è troppo tardi e a breve arriva la definitiva squalifica. È vero che se ne hai devi andare, che nel finale avrebbe avuto ben poche possibilità contro il russo vincitore, ma forse un po’ più di acume tattico era necessario.
Belle però le sue parole, almeno secondo me. Sentire uno sportivo quasi in lacrime per la delusione che si scusa con tutti (federazione, amici, parenti, allenatore) per come ha gareggiato non è roba da tutti i giorni. Bello soprattutto per uno che fatica tutto l’anno e che non vede quasi mai la sua famiglia per la scelta di allenarsi con il gruppo cinese, di cui fa parte anche Wang. Sentire poi che un atleta del gruppo attacca altri atleti ex dopati mi fa ancora più piacere. Non perché si deve accusare qualcuno, ma per il concetto espresso. Nelle dichiarazioni a caldo Rubino ha detto a chiare lettere che sperava nella vittoria dell’amico Wang, sperando nella sconfitta di Borchin, ex dopato rientrato dalla squalifica. Il concetto dell’Italiano è semplice. La Russia schiera tre atleti su quattro trovati posotivi in passato. Secondo lui (e anche secondo me), esiste solo la squalifica a vita. “Chi si droga fa male a se stesso, ed è sbagliato. Ma chi fa uso di sostanze dopanti fa male a se stesso e a chi lavora onestamente”. Queste le sue parole che condivido a pieno.

Personale delusione per Alex Schwazer, nono e soddisfatto del piazzamento in una gara non sua, ma ancora lontano dalla forma che un talento come lui può raggiungere.

Fra poco finale dei 100 m e e dei 10.000 m maschili, con un rientrante Bekele che vuole sorprendere.

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berlin-2009

Pioggia di medaglie quest’oggi.

kirui

Si parte alle undici di mattina con la maratona maschile.
Partenza razzo per sete-otto atleti, che stampano tempi al km da subito al di sotto dei 3 minuti.

Verso metà gara si ritira il ruandese Dieudonné Disi e si staccano dal gruppo di testa Deriba Merga, Robert Kipkoech Cheruiyot  e Tsegay Kebede. Rimangono in tre davanti, due keniani, Abel Kirui e Emmanuel Kipchirchir Mutai, e un etiope, Yemane Tsegay.

Verso il trentesimo km forcing dei due keniani che lasciano l’etiope indietro e si involano verso la doppietta. Alla fine il momentaneo terzo in classifica si fa riprendere dal suo connazionale che lo lascia staccato.

Al trentacinquesimo km è già tutto scritto, Abel Kirui è da solo al comando, 30 secondi più indietro il suo connazionale e l’etiope Kebede in terza posizione. Finirà così con un gran tempo, 2h 06m 54s, più di un minuto al di sotto del vecchio record dei campionati.

Secondo tempo per Mutai in 2h 07’48” e terzo per Kebede in 2h 08’35”. Nessun italiano in gara, ed è molto triste.

Dalle olimpiadi dello scorso anno è cambiato il modo di correre la maratona nei grandi appuntamenti, non più gara tattica ma ad eliminazione, di parte forte e alla fine nè rimarrà soltanto uno, sembra di vedere Highlander.

Germany Athletics Worlds

Secondo oro di giornata nella 5.000 m femminili. Gara simile ai 10.000. All’ultimo giro parte lunga l’etiope Meseret Defar (14’58″41) che finisce la benzina sul rettilineo finale finendo per farsi superare dalla keniana Vivian Cheruiyot (14’57″97) ai 50 m finali e, sulla riga del traguardo, dall’altra keniana Sylvia Jebiwott Kibet (14’58″33). Una sorta di riedizione dei 10.000 m. Grandissima prestazione della nostra Silvia Weissteiner, capace di arrivare settima (15’09″74), prima delle europee, prima delle non africane. Un risultato meraviglioso in un mondiale che ci ha dato poche gioie.

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Terzo oro nella 4x100m femminile. Il quartetto jamaicano composto da     Simone Facey,  Shelly-Ann Fraser,  Aleen Bailey e Kerron Stewart batte il quartetto bahamense (Sheniqua Ferguson,  Chandra Sturrup, Christine Amertil, Debbie Ferguson-McKenzie) e la sorpresa Germania (Marion Wagner, Anne Möllinger, Cathleen Tschirch, Verena Sailer). Questi i tempi: 42,06 s per le prime classificate, 42,29 s le seconde e 42,87 s le tedesche.

Germany Athletics Worlds

Arriviamo così al salto in lungo maschile dove la sorpresa è vedere uscire dai primi otto, il campione del mondo e olimpico in carica, Irving Saladino, con tre nulli nei primi tre salti.

La gara continua con l’altro favorito, l’americano Dwight Phillips che va al secondo salto a 8,54 m. Secondo, con il suo secondo salto (8,47 m) il sudafricano Godfrey Khotso Mokoena, terzo l’australiano Mitchell Watt con 8,37 m alla quinta prova. Gara che rometteva scintille e che tutto sommato rimane su misure modeste. Peccato per la’assenza di Andrew Howe, che avrebbe veramente potuto dire la sua se in forma.

jamaica men

Passiamo poi all’altra staffetta di giornata, la 4x100m maschile. Dominata come da pronostico, data l’assenza degli statunitensi, dalla jamaica.  Il quartetto composto da Steve Mullings, Michael Frater, Usain Bolt e Asafa Powell si impone con un tempo di 37,31 s, record dei campionati si, del mondo no.

Secondi i trinidadensi Darrel Brown, Marc Burns, Emmanuel Callander e Richard Thompson con 37,62 e terzi gli inglesi composti da Simeon Williamson, Tyrone Edga, Marlon Devonish, Harry Aikines-Aryeetey con 38,02 s.

Bene in nostri, che confermano il 38,52 s della semifinale correndo in 38,54 s ma arrivando solo sesti. Vedendo i risultati però la medaglia era pressoché impossibile, va bene così.

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Quinta medaglia di giornata quella del salto con l’asta maschile. E gara splendida è stata, con la presenza in pedana anche del nostro Giuseppe Gibilisco. L’ex campione del mondo non ha sfigurato, ha chiuso la gara settimo saltando al secondo tentativo sia il 5,50 m che i 5,65 m, ma lo ha fatto da atleta ritrovato. Buona rincorsa e buona tecnica per uno che da anni non era in una finale importante. Alla fine ha provato anche il colpo a sorpresa, passando i 5,75 m e tentando i 5,80 m, e non ci è andato poi così lontano, il campione è ritrovato. Soprattutto di testa, belle le dichiarazioni del dopo gara in cui afferma che tornerà quello di prima.

Ma veniamo alla gara vera e propria. Non brilla il favoritissimo francese Renaud Lavillenie, capace quest’anno di 6,01m e incapace ieri di superare i 5,85 m. Già in difficoltà 10 cm sotto, saltati solo alla terza prova, prova i 5,80 e li supera al primo tentattivo. Sembrava essersi rimesso i corsa ma non è stato così. Alla fine chiude terzo.
Secondo arriva il suo connazionale Romain Mesnil che supera al primo tentativo i 5,85 m, conquistando a sorpresa l’argento e saltando il personale stagionale.

Ma la vera impresa della gara è quella del fenomeo australiano Steven Hooker. L’atleta dell’oceania, arrivato a questa finale infortunatissimo e con un’autonomia di pochissimi salti, decide di entrare in gara a 5,85m e li sbaglia di pochissimo, andando alto e sbagliando il richiamo del corpo. Passa la misura, visto il risultato di Mesnil, e salta all prima prova i 5,90 m. Subito commozione per lui che capisce di aver raggiunto ancora una volta il gran risultato dopo i giochi olimpici dello scorso anno.

Grande gara per lui, che alla fine si merita di vincere se in quelle condizioni riesce a saltare tale misura. Due salti sono sufficienti per l’oro.

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Ultima gara di giornata il lancio del martello femminile. E anche qui grande gara con la polacca Anita Wlodarczyk che al secondo lancio fa il record del mondo (77,96 m). Nell’esultanza, correndo e saltando verso il proprio allenatore, prende una storta al piede sinistro e si infortuna. Vede così il resto della gara sdraiata a bordo pista con il ghiaccio sulla caviglia, mentre la tedesca Betty Heidler, campionessa del mondo in carica, arrivava a 77,12 m all’ultimo lancio. E allora la polacca si alza, si mette le scarpette e lancia per onorare il mondiale vinto, ne uscirà un lancio cortissimo, sui quaranta metri, che lei annullerà, ma è stata comunque bella la sua volontà di onorare il mondiale. Terza la slovacca Martina Hrasnová (74,79 m).
Brava la nostra Clarissa Claretti, alla fine arrivata ottava in una finale mondiale lanciando sulle sue misure, 71,56 m il suo miglior lancio.

Alla fine è stata una giornata di gare bellissima, probabilmente la migliore del mondiale per contenuti. Adesso manca l’ultimo giorno, senza nessun italiano, chiudiamo così senza medaglie un mondiale che ha fatto vedere a tutti come la nostra scuola sia veramente in crisi nera.

berlin-2009

Giornata delle soprese a Berlino…ma andiamo con ordine:

kozmus

Nella prima finale in programma oggi, il lancio del martello maschile, a spuntarla è lo sloveno Primoz Kozmus (80, 84m), davanti al mitico polacco Simon Ziòlkowski (79,30m) e al russo Aleksey Zagornyi (78,09m).
Non bene il nostro Nicola Vizzoni, nulli i primi due lanci si ferma a due centimetri dall’ottavo posto nel terzo. In sua difesa c’è da ricordare l’infortunio alla mano destra che lo ha rallentato negli ultimi quindici giorni di preparazione.

Rogowska

E qui iniziano le sorprese, la sorpresa direi. Era la medaglia d’oro più scontata dei mondiali, quella del salto con l’asta femminile, invece è stata la sorpresa dei mondiali tedeschi. La pluriprimatista del mondo Yelena Isinbayeva entra in gara a 4,75m, sbaglia. Continua passando la misura a 4,80m, e sbaglia di nuovo. Nel frattempo la polacca Anna Rogowska salta alla prima prova i 4 metri e 75 centimetri. La zarina sbaglia anche il il secondo tentativo a 4, 80m ed esce dalla gara senza neanche prendere una medaglia. Poi si accasca sul materasso, sull’orlo di una crisi di pianto. E qui viene il bello, perché non esplode, dimostra di essere una professionista, non si lascia andare mantenendo grande dignità, poi, dopo, crolla, e di fronte alle telecamere mostra tutta la sua fragilità di persona, perché prima di tutto è una donna, un’umana, non un’atleta invincibile, ma era anche giusto in fondo.

Anche Bubka ha perso un’olimpiade, i grandi campioini passano anche da grandi delusioni e si rialzano, per lei staremo a vedere…
Per la cronaca al secondo posto è arrivata la polacca Monika Pirek (4,65m) parimerito con la statunitense Chelsea Johnson.

savigne Terzo oro di giornata alla cubana Yargeris Savigne, che si riconferma campionessa mondiale (14,95m).
Seconda, a completare la festa cubana, Mabel Gay (14,61m), terza la russa Anna Pyatykh (14,58m).
Fuori dal podio la grande Tatyana Lebedeva e la serba Biljana Topic (14,52m), autrice di una grande gara con il record nazionale.

marta dominguez Altra sorpresa di giornata nei 3000 siepi femminili. Oro alla spagnola, notare non alla keniana o russa, ma alla spagnola Marta Dominguez (9’07″32), davanti alla russa Yuliya Zarudneva (9’08″39) e alla keniana Milcah Chemos Cheywa (9’08″57).

bekele Quinto oro di giornata, e qui non c’è sorpresa, per Kenenisa Bekele (26’46″31), arrivato al quarto oro mondiale consecutivo nei 10.000 metri maschili, eguagliando il mito e suo connazionale, Haile Ghebresillasie.
Secondo Zersenay Tadese, Eritrea (26’50″12), terzo il Keniano Moses Ndiema Masai (26’57″39).

81972697MW087_Olympics_Day_ Ultimo oro di giornata quello delle donne-jet. Si conferma la più forte al mondo, dopo la vittoria olimpica di Pechino, la jamaicana Shelly-Ann Fraser con un fantastico 10″73, quarta prestazione mondiale di sempre.
Seconda la dominatrice della stagione Kerron Stewart, connazionale della vincitrice. Anche per lei ottima prestazione (10″75), primato personale eguagliato e sconfitta al fotofinish con grande rimonta. Terza l’americana Carmelita Jeter (10″90).
Jamaica quindi che si conferma la nazione più forte nello sprint, così come accadde a Pechino l’anno passato.
Aspettando i 200m maschili per ora è un bel vedere.