La maratona femminile è la gara che apre i mondiali Koreani, quella che apre la giornata del trionfo Keniano. Tre medaglie per la nazione Africana, alle quali si aggiungeranno poche ore dopo le tre medaglie nei 10.000 femminili.

Il primo giorno di Daegu è di quelli che si possono definire storici per l’Africa. 6 medaglie su 6 al Kenia è roba assurda, roba da statistici che spulciano le passate edizioni per vedere se una giornata era mai andata ad appannaggio di una sola nazione.

Nella prova più lunga del mondiale a vincere è Edna Kiplagat (2h28:43) che precede le connazionali Priscah Jeptoo (2h29:00) e Sharon Cherop (2h29:14).
Senza storia già dal settimo km quando le prime tre scremano il gruppo e se ne vanno senza lasciare niente alle avversarie.

I 10.000 femminili sembrano la fotocopia della maratona, Keniane che fanno il ritmo e che dominano una finale senza storia. Alla fine saranno quattro atlete della stessa nazione a dominare la gara, con Vivian Cheruiyot che vince (30’48″98) davanti a Sally Kipyego (30’50″04) e Linet Masai (30’53’59), quarta Priscah Cherono.

Meseret Defar non regge il ritmo di testa fin da subito, lasciando alla connazionale Etiope Meselech Melkamu l’onere di fermare il dominio Keniano. Alla fine chiuderà quinta.

Niente più finali nella prima giornata ma belle gare e alcune sorprese. Prima su tutte l’eliminazione dell’Australiano Campione Mondiale e Olimpico di salto con l’Asta. Steven Hooker era arrivato in Korea in condizioni non perfette, se ne va subito con tre nulli a 5.50 m, lontanissimo dal suo livello e dalle sue possibilità. Finale che sembra adesso scontata con Lavillenie netto favorito.

Bene Vizzoni per in nostri colori. Il capitano della nostra nazionale raggiunge la finale del martello con un lancio non proprio esaltante dopo le misure lanciate quest’anno. Riesce comunque ad entrare nuovamente fra i primi 12 del mondo a 38 anni e all’ottavo mondiale.

Ma gli occhi di tutti erano puntati sui 100 metri maschili e ovviamente su Usain Bolt. Il Giamaicano ha trionfato in una batteria facile dimostrando però una condizione molto buona e capace di portarlo quantomeno a tentare di battere il suo record del mondo.
Bene, benissimo Lemaitre, che sembra avere una fase lanciata bellissima e che non sbaglia più un colpo. Belle anche le prove di Blake e Carter, compagni di squadra di Bolt e possibili medagliati per una tripletta Giamaica che sembra molto probabile.

Discorso diverso invece per quanto riguarda la seconda giornata i gare. Bolt è apparso sottotono, vincendo agevolmente la sua batteria, ma non dimostrando una brillantezza che lo possa far scendere sotto i 9″70, secondo me nemmeno sotto i 9″80. È vero che il Giamaicano si è un po’ tenuto coperto, ma è anche vero che in alcune fasi della gara ha spinto davvero. Il tempo finale di 10″05 no impressiona per come è arrivato. Faticherà più del previsto in una finale senza Gay e Powell che per la prima volta avrebbero potuto batterlo in un evento importante. Bene Lemaitre che svolge il suo compito e raggiunge al finale, anche lui impressionando meno di ieri. Chi invece piace molto è Blake, capace di correre in 9″95 con discreta facilità. Lotterà con Bolt per l’oro, anche se il primatista mondiale sembra avere pochi avversari nonostante la forma non all’altezza di due anni fa.

Bellissima prova per Kim Collins, capace di tornare in una finale mondiale a 35 anni suonati e dopo essere rientrato dal ritiro. L’atleta di Saint Kitts e Nevis, campione mondiale del 2003 è uno che sbaglia poche volte nel momento in cui non deve sbagliare, a anche a Daegu centra una finale che potrebbe anche dargli qualcosa di importante in caso di gara perfetta.

Delusione invece per la marcia maschile. Nella 20 km di stanotte a trionfare è stato il Russo Valeriy Borchin (1h19’56”) davanti al connazionale Kanaykin ed il colombiano Lopez, fuori dal podio l’altro favorito, il cinese Wang.
Protagonista il nostroGiorgio Rubino che se ne va dopo le prime battute insieme al giapponese Suzuki guadagnando un buon margine. L’azzurro però non ascolta il coach Damilano che gli consigliava di stare in gruppo ed evitare troppa visibilità e proposte di squalifica. Marcia davvero male e si ritrova con due proposte di squalifica a metà gara, da li la decisione di rallentare per farsi riprendere dal gruppo, ma è troppo tardi e a breve arriva la definitiva squalifica. È vero che se ne hai devi andare, che nel finale avrebbe avuto ben poche possibilità contro il russo vincitore, ma forse un po’ più di acume tattico era necessario.
Belle però le sue parole, almeno secondo me. Sentire uno sportivo quasi in lacrime per la delusione che si scusa con tutti (federazione, amici, parenti, allenatore) per come ha gareggiato non è roba da tutti i giorni. Bello soprattutto per uno che fatica tutto l’anno e che non vede quasi mai la sua famiglia per la scelta di allenarsi con il gruppo cinese, di cui fa parte anche Wang. Sentire poi che un atleta del gruppo attacca altri atleti ex dopati mi fa ancora più piacere. Non perché si deve accusare qualcuno, ma per il concetto espresso. Nelle dichiarazioni a caldo Rubino ha detto a chiare lettere che sperava nella vittoria dell’amico Wang, sperando nella sconfitta di Borchin, ex dopato rientrato dalla squalifica. Il concetto dell’Italiano è semplice. La Russia schiera tre atleti su quattro trovati posotivi in passato. Secondo lui (e anche secondo me), esiste solo la squalifica a vita. “Chi si droga fa male a se stesso, ed è sbagliato. Ma chi fa uso di sostanze dopanti fa male a se stesso e a chi lavora onestamente”. Queste le sue parole che condivido a pieno.

Personale delusione per Alex Schwazer, nono e soddisfatto del piazzamento in una gara non sua, ma ancora lontano dalla forma che un talento come lui può raggiungere.

Fra poco finale dei 100 m e e dei 10.000 m maschili, con un rientrante Bekele che vuole sorprendere.

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Splendida ultima giornata a Barcelona, undici finali per un ultimo giorno di fuoco.

Si parte la mattina con la maratona maschile.
La gara che ne esce è di quelle mediocri, veramente mediocri. Il ritmo è lento, ben oltre i 3′ al km e nessuno attacca.
Poi esce lo svizzero Rothlin, che allunga e se ne va tutto solo. E qui la gara acquista valore. Lo Svizzero neo campione d’Europa è uno di queli che nella vita può dirsi miracolato. Nella scorsa primavera, causa un lungo viaggio in aereo, si ritrovò vittima di due embolie polmonari e una trombosi, andando molto vicino alla morte e alla fine della carriera. E’ stato fermo per tutto il 2009, è rientrato e si è infortunato al tallone. Dopo l’operazione è tornato di nuovo, si è allenato e ora ha vinto l’Europeo. Bella storia per uno che non si arrende, veramente bella storia. Alla fina conclude i 42km e 195 metri in 02h15’31”00. Secondo lo Spagnolo Martinez in 02h17’50”00 e terzo il Russo Safronov in 02h18’16”00, Peccato, veramente peccato, per Ruggero Pertile, che arriva quarto ma va vicino, vicinissimo ad una medaglia. L’italiano fa una gran gara, sempre in progressione fino al 35km, quando era secondo assieme allo Spagnolo e dimostrava di poter prendere anche l’Elvetico in prima posizione. Poi i crampi in una gara caldissima e umidissima lo tolgono dal podio in quella che poteva essere la gara della vita. CI ha provato e va bene così, purtroppo.
Male Stefano Baldini, che lascia la maratona e chiude la carriera con un ritiro. Come lui stesso ha detto, aveva sottovalutato la gara, pensando di essere più preparato e più forte, ma alla fine l’età è quella che è, e 39 anni si sentono.
Grazie lo stesso ad un campione vero, assoluto, enorme. Capace di vincere un’olimpiade, due europei e un bronzo mondiale. Capace di battere i keniani e gli Africani in genere. Capace di cambiare il mondo della maratona, dimostrando che anche un bianco può, e lui ha potuto. Grazie Stefano, davvero.

La giornata è proseguita con le staffette. E qui arriva l’ultima soddisfazione per l’atletica Italiana. Nella 4×100 uomini,Donati, Collio, Di Gregorio e Checcucci corrono perfetti. Grandi cambi e bei lanciati per una staffetta che batte, dopo quasi 30 anni, il record Italiano con un fantastico 38″17. Chiude seconda alle spalle della Francia di Lemaitre e Mbandjock che ci supera solo sul rettilineo finale correndo in 38″11. Terza la Germania con 38″44.
L’Italia corona un bel progetto, creato per questo e per fare squadra. Per ritornare a quella scuola italianadel passato, quella che ci vedeva competere per altre medaglie. Se gli altri, viene da pensare a Jamaica e USA, ma anche ai Britannici, corressero come noi, sarebbero imprendibili. Loro favoriscono grosse individualità a scapito della squadra, senza capire che la staffetta è altro. Fortuna loro che hanno nomi importanti e che li possono portare alla vittoria e ai record mondiali, ma molto potrebbero imparare.

Nell’altra staffetta veloce, la 4×100 donne, vittoria di una bellissima Ucraina con un tempo competitivo anche a livelli mondiali. Le vincitrici chiudono con 42″29, di fronte a Francia (42″45) e Polonia (42″68).
Bellissima la prova delle bionde del nord, che battono la favorita Francia e una stupenda Polonia che dimostra, come l’Italia nei maschile, quanto conti la squadra.

Ci si aspettava qualcosa in più invece dalla finale dei 3000 siepi maschili. Che i due Francesi fossero i più forti in gara lo sapevano tutti, ma che se ne andassero da subito a fare gara solitaria è ben altra cosa.
Alla fine la spunta il meno quotato Mekhissi Benabbad con un buon 08’07”87, di fronte al compagno di nazionale Tahri (08’09”28). lìLa volata è senza storia e offre poche emozioni, praticamente un affondo senza risposta e la doppietta Francese è servita.
Terzo lo Spagnolo Blanco staccato di più di 10″ dal vincitore (08’19”15).

Bella finale invece quella del disco uomini. Come nel giavellotto, sono in due a giocarsela, il Polacco Malachowski e il Tedesco Harting.
Una gara con lanci molto buoni, non stellare come la finale del giorno precedente ma comunque di altissimo livello. Quando Harting, al secondo lancio pensava di aver già vinto, ecco che esce il Polacco che con 68,87 mt supera il Tedesco campione del Mondo (68,47 mt) e l’Ungherese Fazekas (66,43 mt).

Nei 5.000 donne la spunta la Turca Bekele (14’52”20) di fronte alla connazionale Abeylegesse (14’54”44) e alla portoghese Moreira (14’57”71)
Gara corsa a ritmo altissimo e dominata dalla naturalizzata etiope che doma la compagna di squadra, anch’essa naturalizzata.
Bella prova per Elena Romagnolo, che chiude sesta molto vicino al suo personale, incapace di reggere un ritmo troppo alto per le atlete bianche.
Se la gara fosse stata un po’ più lenta forse si sarebbe potuta attaccare al treno giusto e magari battere il record Italiano, ci ha provato lo stesso senza fortuna. Ma è difficile che qualche Europea possa correre a certi ritmi.

1500 donne che vede trionfare la Spagna. Fernandez (04’00”20) prende l’oro, seconda la Francese Dehiba Chahyd (04’01”17), bronzo ancora alla Spagna con Rodriguez (04’01”30). Gara magari non velocissima ma bella nella volata finale. Sorprende tutti la vincitrice, meno accreditata della più quotata Rodriguez che invece si spegne proprio nel rettilineo finale. Grande fair play però, lascia spazio a chi viene da dietro, senza tentare di ostacolare nessuna atleta in curva. Fortuna vuole che a vincere sia la sua compagna di squadra.

Altre due staffette mancano nel quadro delle finali, sono le 4x400mt, sia maschile che femminile.
La seconda delle due va alla Russia (3’21″26), di fronte alla Germania (3’24″07) e alla Gran Bretagna (3’24″32).
Le Russe erano imbattibili e corrono la miglior prestazione annuale, in fuga fin dai primi metri.
Le altre due squadre si giocano l’argento in volata.
Bravissime le azzurre, che corrono il primato italiano e arrivano purtroppo solo quarte. Belle però le frazioni delle nostre, capace di correre ai loro massimi livelli, purtroppo non basta per una medaglia che, a ben vedere, non ci poteva stare.

La staffetta maschile invece stava per riservare la sorpresa, proprio dai nostri.
Fino all’ultimo cambio siamo in testa. La squadra, composta da Vistalli-Galletti-Licciardello-Barberis, rimane prima fino all’ultimo giro, con una frazione superba di Licciardello che tiene di forza la Francia dietro nella curva finale, poi passa il testimone a Barberis solo in quinta posizione. Chiudiamo ottavi, ma ci abbiamo provato, era durissima, quasi impossibile.
Oro alla Russia (03’02”14), argento alla Gran Bretagna (03’02”25) e bronzo al Belgio (03’02”60) che sperava nell’oro e al maggior apporto dei fratelli Borlée.

Molto bella l’ultima gara, il lungo maschile. Speravamo in un ritorno di Adrew Howe per l’oro che ci mancava. Il Reatino chiude solo quinto, ma davvero più di così non poteva. La testa c’era, come lui stesso ha detto, il fisico no. Fino a Settembre camminava a malapena dopo l’operazione al tendine d’Achille. Fin a una settimana fa prendeva gli antidolorifici tutti i giorni. Le caviglie ancora non ci sono. la caviglia per la verità, e anche quella di stacco.
Per adesso va bene così, alla fine ha fatto la migliore gara della stagione. Anche lui ci ha provato, come tutta la squadra azzurra.
Chiudiamo con 4 argenti e 2 bronzi. Diciassettesimi nel medagliere, ottavi se guardiamo la quantità di piazzamenti nei primi otto di ogni gara.
Stiamo cercando di far rinascere un movimento che era dura tirare su. Qualcosa si vede, non molto ma qualcosa si.

E anche per quest’anno è finita, 2011 mondiali, 2012 olimpiadi e Europei pre-olimpici. Si cambia formula, adesso saranno ogni due anni.

med keflezighi new york

La maratona di New York è la più famosa del mondo, e la più ricca, emirati arabi permettendo, ma i big ultimamente mancano.

Si perché Wanjiru ha vinto Chicago, e Gebresilassie la solita Berlino, ovvero le due maratone più veloci del mondo. Il podismo e l’atletica in generale sono cambiati, adesso si cercano sempre i record, in ogni occasione. Perché quelli fanno notizia, perché quelli portano i soldi.

E allora a vincere non sono i keniani, ma 27 anni dopo Salazar torna a vincere in casa uno statunitense, Meb Keflezighi in 2h 09′ 15″ (di origine africana comunque), davanti al keniano Robert Kipkoech Cheruiyot e al marocchino 37enne Jaouad Gharib in 2h 09′ 56″ e 2h 10′ 25″.

Quarto un altro atleta stelle e strisce, Ryan Hall. Continua quindi la crescita della squadra USA, capace di piazzare atleti nelle finali mondiali berlinesi nel mezzofondo e in grande e econtinua crescita in tutte le specialità podistiche. Alla fine 8 atleti statunitensi nei primi quattordici posti dicono tutto.

Fa un po’ rabbia, perché in paesi europei con grande tradizione si continua a faticare per far rinascere dei movimenti che di fatto non ci sono più, basta guardare a Italia e alla spagna, anche se sta decisamente meglio di noi.

Certo, i tempi dei fenomeni Wanjiru e Gebresilassie non sono fattibili, ma quelli non fanno testo, sono fenomeni e basta, per tutto il resto è un’altra storia.

Al femminile invece trionfo dell’etiope Derartu Tulu (2h 28′ 52″), davanti alla russa Ludmila Petrova (2h 29′ 00″) e alla francese Christelle Daunay (2h 29′ 16″).

 

2009 real-Berlin Marathonwanjiru chicago

Quando qualcuno è fenomenale bisogna per forza ammetterlo, ma quando sono in due diventa imbarazzante.
Eh si perché in questo caso i fenomeni sono due, Haile Gebreselassie e Samuel Wanjiru.

Il primo vince per la quarta volta consecutiva la maratona più veloce al mondo, quella di Berlino, e lo fa con un gran tempo, 2h 6’e 8″, più di due minuti sopra a quel 2h 03′ 59″ che è il suo primato mondiale. Primato che ha tremato fino al trentesimo km, poi il caldo lo ha debilitato e non c’è stato niente da fare. Ma questo accadeva il 20 settembre.

La risposta dell’altro fenomeno c’è stata, alla maratona di Chicago del 11 ottobre corre in 2h 05’41”, nuovo record della corsa. Secondo a 23″ il marocchino Abderrahim Goumi, terzo il keniano Vincent Kipruto in 2 ore 06’08”. Il keniano vince così la sua terza maratona consecutiva alla quale ha preso parte, dopo Pechino (olimpica) e Londra.

La maratona è cambiata, non c’è niente da fare. Quella di Chicago è stata corsa a ritmi folli, come solo due anni fa non si faceva, se no per tentare il record. Adesso la tattica se n’è andata, anche per colpa dei due fenomeni che, se in gara, sono incontenibili e in grado di fare qualsiasi tempo, come dimostra la maratona olimpica vinta da Wanjiiru lo scorso anno.

Il problema è uno solo, fino ad adesso lo scontro fra i due è sempre stato evitato, alle olimpiadi era assente Gebre per le avverse condizioni meteo, a Berlino non c’era Wanjiru, questa volta per problemi di mercato, credo. Si perché invitare due così costa, soprattutto se l’organizzazione punta al record mondiale, tanto vale puntare su uno solo e sperare che vada bene. Magari in due si guarderebbero e allora gara tattica sarebbe, perché loro non ci stanno a perdere, e addio al record.

Peccato perché l’Etiope ha ormai 36 anni, contro i 22 del Keniano, ormai no ci sono più molte occasioni, sarebbe l’ora di incontrarsi e dare un po’ di spettacolo.

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Otto gli ori di giornata.

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Si comincia la mattina con la maratona femminile. Bella gara, più tattica di quella maschile e di conseguenza corsa a ritmi più bassi.

Alla fine rimangono in tre a lottare per la vittoria finale, la cinese Xue Bai, la giapponese Yoshimi Ozaki e l’etiope Aselefech Mergia. Al quarantesimo km attacco della cinese che fa staccare l’africana dal gruppo di testa. Rimangono in due finché, al quarantunesimo km non si stacca anche la giapponese. L’atleta cinese si invola verso la vittoria non con un gran tempo, 2h25’15”, ma  è campionessa del mondo a solo 20 anni e già dieci maratone corse. Seconda la giapponese con 2h 25’25” e terza l’etiope con 2h 25’32” che alla fine arriva veramente stanchissima con grossa difficoltà a rimanere in piedi una volta tagliato il traguardo.

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Secondo oro nei 5. 000 uomini. Bellissima gara in cui il favorito Kenenisa Bekele alza il ritmo a sei giri dalla fine senza però riuscire a fare selezione. Alla fine arriva in volata con l’esperto Bernard Lagat ai 100 m finali sembra in grado di superarlo. Risposta d’orgoglio per l’etiope (13’17″09), che si aggiudica in volata anche i 5.000 dopo i 10.000 dell’altro giorno. Doppietta per lui che si candida a uomo dei mondiali assieme a Bolt. Argento quindi all’americano Lagat (13’17″33) e bronzo all’atleta del Qatar James Kwalia C’Kurui con 13’17″78.

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Poi i 1.500 m donne, gara che ha regalato l’immagine più bella di questi mondiali, almeno secondo me. Sul traguardo vince la spagnola Natalia Rodríguez, autrice però di una scorrettezza. A metà ultimo giro tenta di passare la favorita Gelete Burka ad interno curva, lo spazio non c’è e l’etiope cade. La spagnola continua la sua azione passando in volata l’altra favorita, la campionessa in carica del Bahrein Maryam Yusuf Jamal (4’03″74) e l’inglese Lisa Dobriskey (4’03″75) Shannon Rowbury (4’04″18).

Al traguardo già si capisce che la spagnola verrà squalificata e fanno tenerezza le lacrime dell’etiope delusa dalla gara e fatat cadere quando era prima e stava sferrando l’attacco decisivo che, probabilmente, l’avrebbe portata alla vittoria.

La Caporale intervista la seconda classificata che potrebbe quindi divenire la vincitrice e la trova insolitamente insoddisfatta, delusa per una gara che così ha perso fascino e che, di fatto, lei ha corso male, la spagnola le è stata superiore.

Quando poi sul maxischermo si rivedono le immagini dell’incidente di gara la spagnola capisce, lo stadio la fischia e lei scoppia in lacrime di fronte all’inviata rai, poi va verso l’avversaria danneggiata, che è ancora a terra in lacrime, e con una umanità incredibile, provando non solo dispiacere ma dolore personale, la spagnola la accarezza, anche lei in lacrime. La consola e si scusa a suo modo per quello che è successo. E allora capisci che non c’è stata cattiveria, applaudi all’umanità di chi di li a poco verrà squalificata e pensi che in altri sport, in un altro sport, non sarebbe mai successo, ci si sarebbe limitati a dire che queste sono le partite, questo è lo sport. Invece oggi lo sport era a Berlino, quello è spirito sportivo, veramente una scena bellissima.

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Mancano ancora cinque medaglie d’oro da assegnare prima della fine dei mondiali, e allora passiamo alla gara degli 800 m maschili. Se la aggiudica in volata il sudafricano Mbulaeni Mulaudzi (1’45″29) precedendo di soli sei centesimi di secondo il keniano Alfred Kirwa Yego (1’45″35) e l’atleta del Bahrein Yusuf Saad Kamel (1’45″35). Fuori dal podio, in quarta posizione, il grande russo Yuriy Borzakovskiy (1’45″57).

Bella gara ma offuscata dalla precedente per emozioni regalate.

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Nuovo oro statunitense nel salto in lungo femminile. Alla fine a spuntarla è l’americana Brittney Reese che, con un salto non buonissimo per quanto riguarda la tecnica, riesce a saltare ben 7,10 m, facendo vedere un potenziale di almeno 20 cm in più.
Seconda la sempreverde Tatyana Lebedeva per la russia che si ferma a 6,97 m, terza la turca Karin Mey Melis a 6,80 m.

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Arriva poi l’ora delle staffette 4x400m, sia maschili che femminili. A scendere in pista per prime sono le donne, a spuntarla sul traguardo il quartetto statunitense formato da Debbie Dunn, Allyson Felix, Lashinda Demus e Sanya Richards (3’17″83) che corrono la miglior prestazione stagionale e demoliscono le quattro jamaicane. Il quartetto secondo cassificato è formato da Rosemarie Whyte, Novlene Williams-Mills, Shereefa Lloyd e Shericka Williams (3’21″15), che a loro volta precedono le russe, Anastasiya Kapachinskaya, Tatyana Firova, Lyudmila Litvinova e Antonina Krivoshapka (3’21″64).

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Anche per quanto riguarda la staffetta maschile la vittoria va agli USA formti da Angelo Taylor, Jeremy Wariner, Kerron Clement e LaShawn Merritt (2’57″86) anche loro imprendibili per i secondi, gli inglesi formati da Conrad Williams, Michael Bingham, Robert Tobin e Martyn Rooney (3’00″53). Terzi e autori di una grande gara gli australiani, John Steffensen, Ben Offereins, Tristan Thomas e Sean Wroe (3’00″90).

Con questi due ori gli Stati Uniti staccano definitivamente la Jamaica per quanto riguarda la vittoria del medagliere.

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Ultima gara di questo mondiale è il lancio del giavellotto maschile. Competizione bellissima e molto amata, soprattutto dai popoli del nord Europa. A spuntarla è infatti il norvegese Andreas Thorkildsen, grande tecnico della specialità, dotato di un gesto atletico bellissimo e in grado di far volare il proprio attrezzo alla misura di 89,59 m, veramente impressionante.
Secondo il cubano Guillermo Martínez che migliora il proprio miglior lancio al sesto tentativo, scagliando il giavellotto a 86,41 m e consolidando il secondo posto.
Terzo il giapponese Yukifumi Murakami, autore di un ottimo 82,97 m.
Solo quinto il mito finlandese Tero Pitkämäki, alle prese con problemi fisici e fermatosi a 81,90 m.
Bellissima l’atmosfera in pedana, con tutti gli atleti che si sorridono e si fanno i complimenti, si stringono la mano e si danno pacche sulle spalle, in pieno stile e spirito sportivo nordico, che forse a volte sarà anche un po’ esagerato ma che fa pensare a quanto noi siamo indietro di mentalità in certi ambienti.

Il mondiale si chiude così, con pacche e strette di mano.
L’Italia se ne va con molte finali ma nessuna medaglia, un movimento ancora più riidimensionato dopo i pochi risultati di Pechino. C’è da lavorare, e molto…

fine 3

Arrivederci a Daegu, Korea del Sud, 2011.

berlin-2009

Pioggia di medaglie quest’oggi.

kirui

Si parte alle undici di mattina con la maratona maschile.
Partenza razzo per sete-otto atleti, che stampano tempi al km da subito al di sotto dei 3 minuti.

Verso metà gara si ritira il ruandese Dieudonné Disi e si staccano dal gruppo di testa Deriba Merga, Robert Kipkoech Cheruiyot  e Tsegay Kebede. Rimangono in tre davanti, due keniani, Abel Kirui e Emmanuel Kipchirchir Mutai, e un etiope, Yemane Tsegay.

Verso il trentesimo km forcing dei due keniani che lasciano l’etiope indietro e si involano verso la doppietta. Alla fine il momentaneo terzo in classifica si fa riprendere dal suo connazionale che lo lascia staccato.

Al trentacinquesimo km è già tutto scritto, Abel Kirui è da solo al comando, 30 secondi più indietro il suo connazionale e l’etiope Kebede in terza posizione. Finirà così con un gran tempo, 2h 06m 54s, più di un minuto al di sotto del vecchio record dei campionati.

Secondo tempo per Mutai in 2h 07’48” e terzo per Kebede in 2h 08’35”. Nessun italiano in gara, ed è molto triste.

Dalle olimpiadi dello scorso anno è cambiato il modo di correre la maratona nei grandi appuntamenti, non più gara tattica ma ad eliminazione, di parte forte e alla fine nè rimarrà soltanto uno, sembra di vedere Highlander.

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Secondo oro di giornata nella 5.000 m femminili. Gara simile ai 10.000. All’ultimo giro parte lunga l’etiope Meseret Defar (14’58″41) che finisce la benzina sul rettilineo finale finendo per farsi superare dalla keniana Vivian Cheruiyot (14’57″97) ai 50 m finali e, sulla riga del traguardo, dall’altra keniana Sylvia Jebiwott Kibet (14’58″33). Una sorta di riedizione dei 10.000 m. Grandissima prestazione della nostra Silvia Weissteiner, capace di arrivare settima (15’09″74), prima delle europee, prima delle non africane. Un risultato meraviglioso in un mondiale che ci ha dato poche gioie.

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Terzo oro nella 4x100m femminile. Il quartetto jamaicano composto da     Simone Facey,  Shelly-Ann Fraser,  Aleen Bailey e Kerron Stewart batte il quartetto bahamense (Sheniqua Ferguson,  Chandra Sturrup, Christine Amertil, Debbie Ferguson-McKenzie) e la sorpresa Germania (Marion Wagner, Anne Möllinger, Cathleen Tschirch, Verena Sailer). Questi i tempi: 42,06 s per le prime classificate, 42,29 s le seconde e 42,87 s le tedesche.

Germany Athletics Worlds

Arriviamo così al salto in lungo maschile dove la sorpresa è vedere uscire dai primi otto, il campione del mondo e olimpico in carica, Irving Saladino, con tre nulli nei primi tre salti.

La gara continua con l’altro favorito, l’americano Dwight Phillips che va al secondo salto a 8,54 m. Secondo, con il suo secondo salto (8,47 m) il sudafricano Godfrey Khotso Mokoena, terzo l’australiano Mitchell Watt con 8,37 m alla quinta prova. Gara che rometteva scintille e che tutto sommato rimane su misure modeste. Peccato per la’assenza di Andrew Howe, che avrebbe veramente potuto dire la sua se in forma.

jamaica men

Passiamo poi all’altra staffetta di giornata, la 4x100m maschile. Dominata come da pronostico, data l’assenza degli statunitensi, dalla jamaica.  Il quartetto composto da Steve Mullings, Michael Frater, Usain Bolt e Asafa Powell si impone con un tempo di 37,31 s, record dei campionati si, del mondo no.

Secondi i trinidadensi Darrel Brown, Marc Burns, Emmanuel Callander e Richard Thompson con 37,62 e terzi gli inglesi composti da Simeon Williamson, Tyrone Edga, Marlon Devonish, Harry Aikines-Aryeetey con 38,02 s.

Bene in nostri, che confermano il 38,52 s della semifinale correndo in 38,54 s ma arrivando solo sesti. Vedendo i risultati però la medaglia era pressoché impossibile, va bene così.

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Quinta medaglia di giornata quella del salto con l’asta maschile. E gara splendida è stata, con la presenza in pedana anche del nostro Giuseppe Gibilisco. L’ex campione del mondo non ha sfigurato, ha chiuso la gara settimo saltando al secondo tentativo sia il 5,50 m che i 5,65 m, ma lo ha fatto da atleta ritrovato. Buona rincorsa e buona tecnica per uno che da anni non era in una finale importante. Alla fine ha provato anche il colpo a sorpresa, passando i 5,75 m e tentando i 5,80 m, e non ci è andato poi così lontano, il campione è ritrovato. Soprattutto di testa, belle le dichiarazioni del dopo gara in cui afferma che tornerà quello di prima.

Ma veniamo alla gara vera e propria. Non brilla il favoritissimo francese Renaud Lavillenie, capace quest’anno di 6,01m e incapace ieri di superare i 5,85 m. Già in difficoltà 10 cm sotto, saltati solo alla terza prova, prova i 5,80 e li supera al primo tentattivo. Sembrava essersi rimesso i corsa ma non è stato così. Alla fine chiude terzo.
Secondo arriva il suo connazionale Romain Mesnil che supera al primo tentativo i 5,85 m, conquistando a sorpresa l’argento e saltando il personale stagionale.

Ma la vera impresa della gara è quella del fenomeo australiano Steven Hooker. L’atleta dell’oceania, arrivato a questa finale infortunatissimo e con un’autonomia di pochissimi salti, decide di entrare in gara a 5,85m e li sbaglia di pochissimo, andando alto e sbagliando il richiamo del corpo. Passa la misura, visto il risultato di Mesnil, e salta all prima prova i 5,90 m. Subito commozione per lui che capisce di aver raggiunto ancora una volta il gran risultato dopo i giochi olimpici dello scorso anno.

Grande gara per lui, che alla fine si merita di vincere se in quelle condizioni riesce a saltare tale misura. Due salti sono sufficienti per l’oro.

Germany Athletics Worlds

Ultima gara di giornata il lancio del martello femminile. E anche qui grande gara con la polacca Anita Wlodarczyk che al secondo lancio fa il record del mondo (77,96 m). Nell’esultanza, correndo e saltando verso il proprio allenatore, prende una storta al piede sinistro e si infortuna. Vede così il resto della gara sdraiata a bordo pista con il ghiaccio sulla caviglia, mentre la tedesca Betty Heidler, campionessa del mondo in carica, arrivava a 77,12 m all’ultimo lancio. E allora la polacca si alza, si mette le scarpette e lancia per onorare il mondiale vinto, ne uscirà un lancio cortissimo, sui quaranta metri, che lei annullerà, ma è stata comunque bella la sua volontà di onorare il mondiale. Terza la slovacca Martina Hrasnová (74,79 m).
Brava la nostra Clarissa Claretti, alla fine arrivata ottava in una finale mondiale lanciando sulle sue misure, 71,56 m il suo miglior lancio.

Alla fine è stata una giornata di gare bellissima, probabilmente la migliore del mondiale per contenuti. Adesso manca l’ultimo giorno, senza nessun italiano, chiudiamo così senza medaglie un mondiale che ha fatto vedere a tutti come la nostra scuola sia veramente in crisi nera.