Cambi canale e ti accorgi subito che qualcosa non va. Cambi canale e percepisci che qualcosa di grosso è accaduto.

Guardi in alto sullo schermo e noti la scritta: “Race Cancelled”. Cazzo pensi, non succede mai.
Allora ti ritrovi ad osservare l’asfalto, e noti che non è bagnato, la pioggia non è il motivo.
Osservi meglio, il team è quello Repsol, tutti a testa china e sguardo cupo, tutti sull’orlo di una crisi di pianto.
In piedi vedi subito Pedrosa, poi un amico ti fa notare anche Dovizioso. Allora pensi che manca Stoner, e ti metti sull’attenti.
Sull’altro canale la finale del mondiale di Rugby sta cominciando di nuovo dopo la pausa del primo tempo, ma non ti importa niente, adesso devi capire come mai hai quel groppo in gola, come mai hai quella sensazione di qualcosa di grosso che non va.

Aspetti in silenzio, cercando di interpretare gli sguardi degli inquadrati, secondi interminabili in cui nessuno dice niente, nemmeno i telecronisti. Dentro di te ripeti le stesse cose:

– “Che cazzo è sucesso?”
“La gara non la annullano mai, al massimo la interrompono…Che cazzo è successo?”
“A chi è successo?2

Cominci ad avere paura, come quando toccò a Shoya, come auando toccò a Fabrizio, come ad Ayrton, a Franco, o a Wouter…

non capisci più niente, sai solo che non quadra qualcosa. Poi vedi beltramo, il suo volto rigato di lacrime e il dolore stampato sulla faccia ligia dalla sofferenza. Poi senti le parole di Meda. Ascolti tutto con il cuore in gola. Capisci che manca molto poco e ti scordi del Rugby, dell’avvenimento che aspettavi da un mese e mezzo. Ti scordi di tutto e aspetti la parola fine. Perché anche se la mente non lo vuole ammettere sai che finrà così. Lo hai già visto altre volte, lo hai già evvertito e lo sai già.

Poi rivedi le immagini e capisci tutto. Speri solo che non sia Valentino ad averlo preso. Non perché hai sempre tifato per lui, non perché lo adori o per patriottismo, solo per umanità. Sai che erano tremendamente amici e non vorresti che toccasse a lui, proprio a lui. Tu non sapresti come fare ad andare avanti.

Riguardi tutto e vedi quello che non avresti voluto vedere. Nessuno lo dice ma sai che c’è anche lui di mezzo.

Poi torni ad ascoltare e a soffrire, a sperare anche se non credi. Pochi attimi dopo arriva ciò che non volevi. Lo capisci dai volti del padre, di Pernat e di tutto il paddock. Non c’è bisogno che nessuno parli.

Ti emozioni ancora di più proprio per questo, perché il silenzio di tutti è emblematico di cosa stiano provando, perché lo sguardo di Beltramo ti fa male, molto male, troppo male. Perché anche se non sei dove loro, anche se non ci sei a contatto ogni settimana com loro, soffri anche te, empaticamente.

Ritorni alla realtà, è tutto vero, non ci credi ma è vero.

Ciao Marco, grazie di tutto

P.S. Alla fine è giusto che siano loro a salutarlo. Spero che nessuno osi criticare, né le loro parole (per le quali si può discutere ma rimangono comunque personali), né i loro sentimenti, che credo siano assolutamente autentici.

“Ho deciso che ti ricorderò con un sorriso, con quel sorriso che avevi sempre. Ti ricorderò con quell’esclamazione che ho avuto oggi quando ti ho visto prima di partire con quel coso giallo in testa e gli occhiali da sole, ho detto “minchia sic, fortuna che sei simpatico, perchè sei proprio brutto”.
Ti ricorderò come quello che a Monza, quando ti ho visto è sceso dalla macchina ha tolto il casco e incazzato come una iena se n’è andato a piedi dopo aver perso.
Ti ricorderò come “quel bastardo di Sic” che stava diventando un mostro.
Ti ricorderò come l’amico pazzo di Vale, quello del primo mondiale 125 cc, quello che a inizio stagione lo volevano mettere nei casini perchè “era violento”.
TI RICORDERO’ COME IL CAMPIONE CHE SEI SEMPRE STATO…
SEI UN GRANDE E TI PORTERO’ PER SEMPRE NEL MIO CUORE.”


Valentino Rossi

 

“Con te credo sia rimasto un pezzo di me, un pezzo di vita, un pezzo di cuore. Tutte le nostre avventure, battaglie sin da quando eravamo bimbi, bimbi con un sogno. Sono convinto che te ne sei andato facendo quello che amavi, ma questo non serve a riempire il vuoto che ci hai lasciato. Sto riflettendo se realmente ne vale la pena, fare sacrifici, rischiare la pelle, dedicare tutta la vita per rimanere un ricordo. Sappi però che se andrò avanti per inseguire quel sogno, lo farò per te”.

Mattia Pasini

 

In poche domeniche, in pochi gran premi, tutto lo scenario è cambiato. Soprattutto per quel che riguarda chi fino ad ieri sembrava imprendibile o, più ancora, imbattibile.
Fino a ieri Lorenzo e Rossi erano i due più forti, da adesso sono Pedrosa e Stoner. E secondo me non sono battute a vuoto per vari fattori.
Primo su tutti la Yamaha non è più la moto migliore. La Honda va, in rettilineo, in curva, dovunque, soprattutto quella del piccolo Spagnolo.
La Ducati va, sia quella di Stoner che quella di Hayden, che comunque proprio scarso non è, e dimostra in una sola curva come mai anche lui ha vinto un mondiale, tempo fa.
E l’Australiano c’è, e probabilmente ci sarà anche nella prossima stagione. Deve però cercare le giuste motivazioni. Ieri gliele ha fornite Pedrosa, secondo dietro di lui e suo prossimo compagno di squadra, quindi da battere per mettere le cose subito in chiaro.

Lorenzo, dal canto suo, adesso calcola, ma con una moto che gli permette di calcolare poco. I punti di vantaggio sono molti, secondo me vincerà lui, ma attenzione a una battuta a vuoto. Il morale non è alto, e qualcosa in lui è cambiato, sembra abbia paura di perdere. E il braccino non fa bene a chi deve solo vincere.

Rossi ha altri problemi, soprattutto fisici e legati alla spalla che ormai ha deciso di operare. Ma se prima non serviva da scusa per i risultati che aveva, adesso lo è diventata.
Ora, credo sinceramente che il problema sia come lui lo descrive, ma se prima aveva la voglia di provarci lo stesso e la consapevolezza di potercela fare comunque, adesso sa che così non può. E allora è cambiato qualcosa in lui mentalmente.
Probabilmente pensa già alla prossima stagione, alla Ducati che lavora bene e che gli darà una moto competitiva come ha avuto in questi anni. Pensa alla sua spalla che deve operare, magari prima di fine stagione.
Spero che non lo faccia, anche se per lui sarebbe la scelta migliore.
La Yamaha e la loro storia d’amore, come Rossi stesso l’ha descritta, meritano un’altra fine, decisamente un’altra. E se magari vincere un’ultima gara sarà difficile, almeno dare tutto fino alla fine sarebbe doveroso.

La giornata di ieri però ha detto altro. Nel giorno dell’omaggio a Tomizawa si sono rivisti in pista Redding e De Angelis. Fortunatamente e come è giusto che sia. Anche per rispetto al Giapponese che non c’è più. Anche perché per loro di colpa non si può certo parlare.
E allora è bello vedere l’Inglese che chiude ottavo, e il Sanmarinese che almeno ci prova. E’ bello sentire che Redding in moto si sente come prima. Sopra la sua sella tutto è ok, anche se la sera, quando è solo, il morale è decisamente altro.

Bello allora il saluto di Iannone dopo la vittoria in gara, bello il saluto di tutto il paddock sulla linea di partenza.
Belli perché credo sinceri, in quel mondo Shoya mancherà davvero, se non a tutti almeno a molti, senza falsi pianti o false facce da funerale.
Come cornice a tutto anche le parole del Dottor Costa, che spiega come Shoya sia morto all’ospedale, dopo più di mezz’ora di tentativi di rianimarlo.
E se lo dice lui, con le lacrime agli occhi, io ci credo.

Che dopo Rossi toccasse a Lorenzo molti lo avevano pronosticato. molti lo credevano e qualcuno parlava di altri, magari sperava in altri.
Ciò che appare dalle prime due gare senza il Dottore invece non lascia dubbi, almeno secondo il mio parere. Il futuro è di Jorge Lorenzo, per me senza dubbi. Sulle doti di guida c’è qualcuno che può dargli filo da torcere, Pedrosa, Stoner, Dovizioso, Spies e magari anche quel Simoncelli che finora ha fatto vedere poco o niente.
Il problema per tutti è i carisma dello spagnolo primo in classifica. E’ l’unico che sembra sapere sempre quello che fare, che non ha mai paura di nessun avversario e che non ha mai, o quasi, subito la pressione di Valentino.

Pedrosa dal canto suo sembrava essersi liberato da uno spettro troppo pesante per lui, l’infortunio del numero uno poteva liberarlo da un duello che ha sempre perso, da un duello al di sopra della sua portata. Al Mugello sembrava essere la svolta e invece, nella gara inglese, i limiti palesi di Camomilo sono tornati, prepotentemente e inesorabilmente.

Discorso a parte per Dovizioso, che adesso è secondo nel mondiale facendo, secondo me, il minimo sindacale, forse poco di più. Ha una bella testa l’Italiano, ma qualcosa ancora manca, tutto sta nel trovare ciò che gli serve, sempre che ci riesca.

Altra sembra la situazione del canguro australiano, due anni fa forza della natura e imbattibile, oggi misero cascatore della domenica. La classe c’è ancora, lo dimostrano i tempi sul giro che comunque riesce a fare, unico del plotone in grado di stare dietro a Lorenzo. Il problema vero è la gestione psicologica di sè stesso, troppo convinto di quello che è e allo stesso tempo troppo impaurito di quello che non è.

La discesa negli inferi della classifica sembra essere finita, ma ancora i limiti di Stoner sono troppi, o li supera, magari tornando sotto l’ala protettiva di Livio Suppo alla Honda, o tutto sembra molto difficile.

Ultima analisi per Spies, che secondo me ha le carte in regola per stupire. Non capisco però la casa dei tre siapason che affida la moto del Dottore a un vecchio collaudatore, tale Yoshikawa.
Magari il texano avrà meno pressione e stessa moto nel team dove è adesso, ma un’ufficiale è un’ufficiale.
Sta di fatto che l’Americano ha fatto vedere di saper lottare anche con il dolore, di saper salire sul podio e di saper gestire la mente e la gara, anche quando non conosce le piste. I margini di miglioramento sono ampi, quanto non si sa.

Poi c’è Rossi, che si infortuna nel momento peggiore per farlo. In quel momento della carriera che ti riempie di dubbi sul proseguimento a questi livelli, dubbi sulle motivazioni e sulle moto, sulle auto, in cui correre.
Quello so è che l’infortunio è il primo vero della sua carriera, e non credo che sia stata solo fortuna, come altri che conosco hanno scritto. Un po’ perché non credo in scherzi beffardi del fato o nel destino che dir si voglia, un po’ perché credo che la fortuna, o il caso più semplicemente, vada attirata e costruita. Se non è mai caduto, se non si è mai infortunato, un motivo c’è, ed è molto semplice.
Sicuramente quest’anno doveva dare qualcosa in più, e magari è successo il patatrac, o magari è solo un errore come ci può stare in una carriera intera, in fin dei conti si sono infortunati quasi tutti, ci sta e ci può stare in mezzo a nove campionati vinti.

Credo anche che tornerà, sbattendosene dei richiami a quattro ruote, che secondo me non fanno per lui, e che tornerà in grado di vincere di nuovo. Bisogna vedere dove tornerà, se in Yamaha o in Ducati magari, bisogna vedere se punteranno su Lorenzo o se aspetteranno ancora un po’, magari ancora impauriti dalla storia che Rossi si porta dietro, impauriti di farlo andare a lavorare per il nemico.

A quel punto bisognerà vedere se potrà diventare, di sacrosanto diritto in quel caso, il miglior pilota della storia.

Questo Jorge Lorenzo è tosto, molto tosto.
Pensare che non ci sarà in qualche periodo dell’anno è difficile, pensare che non possa lottare per il mondiale è assurdo.
Ci sarà sempre e comunque, come Rossi del resto.

E questo si vede anche dalla gara di oggi, finalmente anche una bella gara, se non altro per gli ultimi tre giri.
Rossi fa quello che deve, Pedrosa anche, e Lorenzo molto, molto di più. Si perché dopo una partenza come la sua era dura pensare di vincere, e la grinta che ha mostrato ai tifosi nel dopogara ha fatto vedere perché lui recupera e altri no.
Non molla mai, ma proprio mai. Ed è per questo che mi piace tanto, per quella grinta che uno sportivo deve avere sempre e comunque. Bello, molto bello, l’abbraccio fra Dani e Jorge dopo la gara. Per due non si sopportano poi molto e dopo la spallata del piccoletto dei due, che per una volta ha mostrato la grinta necessaria, è stato bello vedere che alla fine c’è rispetto, molto, anche a sentire le dichiarazioni del dopogara.

I problemi alla fine ce li hanno gli altri, a partire da un Dovizioso retrocesso anche per colpa di una pista che odia, per arrivare a quello Stoner che ormai credo sia se non altro in grossa difficoltà.
Ormai sembra ben lontano da quel cannibale che dominava il mondiale tre anni fa, anche lontano da quello che lo perdeva due anni fa, vicino a quello che abbandonava l’anno scorso. Almeno secondo me.

Primo per la gara che ha buttato tre settimane fa, secondo perché non sembra in grado di fare la differenza, terzo perché la concorrenza di uno come Hayden lo può disturbare molto, almeno nella testa.
Se ci pensiamo bene, sempre un campione del mondo è, anche se a sorpresa e con fortuna.
Credo che se anche nella prossima gara, che tra l’altro l’americano ama, dovesse andare più di Stoner, sarà dura mantenere le gerarchhie interne. Non per arroganza di Hayden, ma più per logici motivi di scuderia. In fin dei conti rimane un campione del Mondo che ha avuto molto meno di quel che meritava dalle squadre che gli hanno fornito le moto da quando sul tetto del Mondo ci salì.

E allora credo che risulterà fondamentale la prossima gara, per capire quano Rossi possa risolvere i limiti della sua moto, per capire quanto Lorenzo possa far vedere di essere il più forte, per vedere se Pedrosa e Dovizioso ci sono in tutte le gare, e per osservare Stoner e la sua possibile rimonta.

Intanto Lorenzo c’è e ci sarà, come Rossi del resto.
Unico limite? Pensare di vincere un mondiale partendo sempre così è come credere che tutto vada sempre per il meglio, e non sarà sempre così…

moto2Anche quest’anno di motomondiale si è concluso. Tre campioni del mondo, uno spagnolo nelle 125, Julian Simon, uno Giapponese nella 250 Hiroshi Aoeyama e il solito Valentino Rossi.

L’ultimo mondiale da decidere a Valencia era quello delle 250. Primi giri molto belli, con Simoncelli che parte male, recupera e va in prima posizione, mentre dietro Aoyama fa di tutto per perdere, va lungo, rientra 11esimo (posizione minima per laurearsi campione matematicamente),  e poi rimonta fino alla settima posizione. Intanto Simoncelli cade e non vince neanche l’ultima gara di sempre delle quarto di litro.

Dall’anno prossimo si cambia, si passa alla Moto 2, una di quelle cose che non capisci e che forse non capirai mai. Intendiamoci, maari le gare saranno anche migliori, con più equilibrio e forse spettacolo, ma il regolamento di qualcosa di sportivo dovrebbe essere all’insegna dello sport…

In poche parole le moto saranno 600 derivate di serie, con motori uguali, monogomma, telai simili e soprattutto cambi non estraibili, solo qualche mappatura da scegliere. In pratica nessuno modificherà la moto, e addio alla scuola per il successivo salto di qualità, per la massima serie.
I piloti saranno niente più che piloti, con il rammarico di andare sempre più verso strade già viste con due ruote in più, verso regolamenti sempre più assurdi e con piloti che somigliano sempre più a giocatori di videogame.

Meno male che limitano i costi, ma anche lì coi sarebbe molto da ridire, molti credono che si andrà a spendere di più, esattamente come in MotoGp, dove le limitazione dei motori non solo non si addice a prototipi che in quanto tali necessitano del miglior sviluppo possibile e continuo, ma la spesa e la ricerca sarà da oggi indirizzata all’affidabilità.

Non sarebbe meglio togliere un po’ di elettronic – tranne quella per la sicurezza si intende – limitare le mappature e fare in modo che gli ultimi giri sembrino gli ultimi e non i primi?, con gomme finite e non nuove? Con piloti che sanno sviluppare la moto, gestire il polso destro e non solo piegare e dare gas.

Guardatevi la gara di Phillip Island del 2001, “vecchie” 2 tempi 500cc, altra era, altro spettacolo. Capirete meglio…

Tre campioni del mondo oggi, tre lauree motoristiche al più grande del globo.

rossi 9
Si comincia di mattina con Valentino Rossi, che si laurea il più forte dell’anno con una gara difficile, in rimonta e, soprattutto, bagnata.

Parte male, rimonta e supera anche il diretto avversario salendo sul terzo gradino del podio. Per quanto riguarda la vittoria di giornata ormai era impossibile recuperare, Stoner era lontanissimo e già lanciato verso la seconda consecutiva, verso a definitiva guarigione.

L’anno prossimo sarà un’altra cosa, tutte le volte sembra così e alla fine vince il solito…

loeb 6

Il secondo alloro di giornata è per l’immenso Sebastian Loeb, al sesto titolo consecutivo. Il più duro di tutti, perché piegare Mirko Hirvonen non è stato affatto facile. Il rallysta più forte della storia ha iniziato l’anno in maniera splendida, per poi inabissarsi in prestazioni incredibilmente negative a metà stagione. Una rimonta di più di venti punti e il sesto titolo è servito, proprio all’ultima gara, in galles ne rally di Gran Bretagna. E questo titolo è veramente roba da fenomeni, della serie quando calano gli stimoli, quando la sfortuna ci vede benissimo e l’anno deve andare storto, ma il cannibale è sempre affamato, e lo dimostra con tutta la classe che ha, veramente un mostro.

spies portimao

Il terzo titolo di giornata è l’affermazione, per la prima volta in carriera, dell’americano Ben Spies, laureatosi campione mondiale della Superbike nella manche di Portimao. E anche qui c’è stata la sorpresa, perché Noriyuki Haga prima delle due manche era avanti di 10 punti e sembrava ad un passo dalla sua definitiva consacrazione. E invece in gara uno l’errore che non ti aspetti, il giapponese cade, Spies vince e ipoteca il mondiale, vito poi in gara due controllando. Un’errore imperdonabile per un pilota sempre amato dal pubblico, sempre spettacolare e dotato di grande tecnica, ma mai vincente. E spiace davvero, perché per una volta si merita la ribalta, in carriera di gas ne ha veramente dato tanto…

stoner australia

Secondo bentornato per Casey Stoner.

L’australiano torna fenomeno per una domenica e lo fa nel circuito di casa di Phillip Island, una delle piste più belle del mondiale.

Gara però che per la seconda domenica consecutiva si dimostra noiosa e priva di molto interesse. SI perché in realtà la lotta per il mondiale finisce dopo pochi secondi, quando alla prima curva il buon Jorge Lorenzo pensa bene di tamponare Nicky Hayden, stendensosi e dicendo praticamente addio al mondiale.

Da lì in avanti è gara a due, con Rossi e Stoner che fanno gara a parte a suon di giri veloci, addirittura più rapidi che nelle qualifiche. Ma alla fine l’italiano si accontenta del secondo posto. Si perché con questo risultato si porta a 38 punti di vantaggio sul diretto inseguitore spagnolo. Si accontenta per modo di dire, in realtà ci prova, ma non sembra mai dare il 100%, e alla fine è giusto così, il nono mondiale si avvicina.

E poi battere Casey era veramente dura ieri, forse troppo dura.